Patrimonio sommerso: riprendono le ricerche archeologiche subacquee lungo il litorale toscano

Con l’arrivo dell’estate riprendono le indagini archeologiche sottomarine lungo il litorale italiano. La ricerca sui fondali, finalizzata all’individuazione di reperti, siti, relitti navali antichi e non, nasce grazie ad una collaborazione tra Ministero della Difesa (Stato Maggiore della Marina Militare) e Ministero per i Beni e le attività Culturali (Direzione Generale per le Antichità – Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea), e vedrà l’impiego di navi della Marina Militare dotate di strumentazione specializzata che solcheranno i nostri mari dall’Alto Adriatico al Mar Ligure. Il progetto ha come fine quello di incrementare il “Censimento dei beni sommersi nei mari italiani, per una catalogazione, localizzazione e documentazione del patrimonio culturale subacqueo”, e coinvolge a livello nazionale tutte le Soprintendenze che hanno  tra le loro competenze anche la tutela del Patrimonio Sommerso.

Il Cacciamine Crotone della Marina Militare, impegnato nelle attività di ricerca archeologica subacquea lungo il litorale italiano

Il Cacciamine Crotone della Marina Militare, impegnato in passato nelle attività di ricerca archeologica subacquea lungo il litorale italiano

Per il litorale toscano, che per la sua storia è ricco di testimonianze archeologiche della sua frequentazione millenaria, sono previste 3 tappe: si comincia con la zona di Livorno, che verrà investigata tra il 4 e l ’11 giugno; il 12 luglio verrà indagato il mare intorno all’Isola d’Elba e in settembre sarà la volta delle coste dell’Alta Toscana. Le indagini saranno effettuate grazie all’Unità Cacciamine Numana e all’unità Galatea dell’Istituto Idrografico della Marina, a bordo delle quali opererà anche personale tecnico della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

La ricerca di siti e relitti sommersi, la loro individuazione, il censimento e la mappatura che ne conseguiranno costituiranno un’ottima base di lavoro per le future ricerche scientifiche e soprattutto per la tutela del nostro patrimonio. La convenzione precedente aveva già fornito un’incredibile messe di risultati confluiti nel Progetto ARCHEOMAR 2, un’iniziativa del MiBAC che dal 2009 ha contribuito a censire, posizionare e documentare i beni archeologici sommersi del Lazio e della Toscana (sul sito si trova l’atlante di tutti i rinvenimenti).

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Il poster scaricabile del progetto ARCHEOMAR 2

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Un momento del rinvenimento del Polluce (foto http://www.hdsitalia.com)

A tutt’oggi sono censiti lungo le coste toscane 8 siti con rinvenimenti di materiale ed almeno 22 relitti, di cui buona parte di epoca romana. Una delle scoperte subacquee più note, tuttavia, anche per la complessa storia che riguarda il recupero del suo prezioso carico, è certamente il relitto del “Polluce” (rel. 199, sito 19 atlante Archeomar), un piroscafo della compagnia navale Rubattino speronato e affondato il 17 giugno 1841 davanti a Capoliveri (Elba). Individuato a ben 103 m di profondità e scavato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana grazie alla sponsorizzazione dell’HDS (Historical Diving Society – Italia), il relitto restituì, tra i molti reperti che hanno fornito dati sulla vita a bordo e sul carico trasportato, anche vari gioielli, diecimila monete di argento e duecentocinquanta monete d’oro.

Come la storia giudiziaria dei tesori del Polluce dimostra, l’archeologia subacquea non è ricerca di tesori sommersi, ma ricerca di storie e di testimonianze del passato. Per questo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali conduce campagne di censimento in alto mare al fine proprio di tutelare un patrimonio fondamentale, perché racconta di uomini, merci, viaggi e incontri nel Mediterraneo.

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