Pienza: inaugura la mostra “In sua dignitate. Reperti confiscati Memorie restituite”

Inaugura sabato 27 luglio alle ore 18 a Pienza, nei locali dell’ex Conservatorio San Carlo, la mostra “In sua dignitate. Reperti confiscati Memorie restituite”.

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La bolla di papa Pio II Piccolomini, originario di Pienza, uno dei primi esempi di provvedimenti di tutela del patrimonio culturale di uno Stato, ha dato titolo e spunto al percorso espositivo “In sua dignitate. Reperti confiscati Memorie restituite“- realizzato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana in stretta collaborazione con il Comune di Pienza, il Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e il Museo Archeologico di Chianciano Terme – volto a presentare al pubblico materiali sequestrati nel territorio toscano dalle Forze dell’Ordine e restituiti, a conclusione del procedimento penale, allo Stato.

orciolo tripode, fine VIII-inizi VII secolo a.C.

orciolo tripode, fine VIII-inizi VII secolo a.C.

Partendo dai primi provvedimenti di tutela emanati dallo Stato Pontificio, a Pienza, presso i locali dell’ex Conservatorio San Carlo, nella città di Pio II, si è voluto ripercorrere sinteticamente la storia della legislazione dei Beni Culturali, dal Rinascimento all’editto Pacca e alla normativa vigente, per giungere a sottolineare il ruolo istituzionale degli enti preposti alla tutela (non a caso è presente una sezione dedicata ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale), impegnati in prima linea sul fronte della salvaguardia e conservazione del patrimonio.

Una particolare attenzione è dedicata ai comportamenti illeciti nei confronti dei beni mobili (impossessamento, ricettazione, riciclaggio, contraffazione etc..), reati che danno luogo a procedimenti penali che spesso si concludono con confisca e restituzione allo Stato del cd. corpo del reato. La restituzione allo Stato rappresenta solo un parziale risarcimento del danno immenso causato al bene e alla comunità. L’oggetto restituito, ancorché molto bello, ma avulso dal contesto di riferimento, perde gran parte della possibilità di fornire informazioni utili ad una esaustiva ricostruzione storica e rappresenta la negazione di un diritto, quello della collettività di conoscere la propria storia e di godere del proprio patrimonio culturale.

applique in bronzo a protome di grifo. Fine VII secolo a.C.

applique in bronzo a protome di grifo. Fine VII secolo a.C.

A sottolineare la differenza tra beni confiscati e corrette procedure di ricerca scientifica è presentata una serie di casi significativi quali lo scavo della necropoli di Tolle, delle tombe pientine rinvenute in località Cretaiole o reperti della collezione Landi Newton provenienti da Borghetto di Pienza.

Un percorso tattile che impiega materiali confiscati che non presentano particolari problemi conservativi completa l’esposizione, con l’intento di consentire esperienze di apprendimento “non formale” e rendere universalmente fruibile almeno parte dei reperti, anche ad un pubblico non vedente o ipovedente.

Dalla bolla pontificia è stata ripresa, nel titolo della mostra, l’espressione “in sua dignitate”: il riferimento è all’Urbe e alla volontà di conservare, da parte di Pio II, la dignità e lo splendore dei suoi monumenti, ma può essere esteso anche ai beni archeologici tout court.

La mostra e il relativo catalogo intendono pertanto restituire ai reperti confiscati almeno parte dell’originaria dignità così da consentire di ricomporre, seppure in minima parte, le trame di una storia sfilacciata dalla scorrettezza umana.

La mostra “In sua Dignitate” sarà aperta al pubblico fino al 30 settembre 2013

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