Arezzo, Museo Archeologico Nazionale: Giornate Europee del Patrimonio

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2013, presso il Museo Archeologico Nazionale G. C. Mecenate di Arezzo verrà inaugurato il nuovo allestimento delle sale dedicate ai reperti di età etrusca della Valdichiana e della necropoli di Casalta di Lucignano: questa viene inquadrata per la prima volta nel proprio ambito territoriale, del quale facevano parte anche le necropoli di Colle Moscino, Poggigialli e Bettolle.

locandina

Torso di guerriero da Marciano della Chiana, ultimi decenni del VI sec. a.C.

Torso di guerriero da Marciano della Chiana, ultimi decenni del VI sec. a.C.

La prima delle due nuove sale offre uno spaccato della Valdichiana attraverso reperti quali il torso da Marciano, lo stamnos da Alberoro e i corredi funerari da Pozzo della Chiana. Frequentata fin dall’età preistorica, la Valdichiana conobbe un periodo di particolare vitalità economica e culturale in pieno periodo etrusco arcaico, grazie alle ricche risorse agricole ed alla posizione strategica che la rese un importante centro di snodo viario: era infatti attraversata da due importanti percorsi dislocati ad est e ad ovest della valle, e dal fiume Clanis (Chiana) che, prima che ne venisse deviato il corso già nel 14 d.C., scorreva verso sud, gettandosi nel Paglia e di lì nel Tevere. La cultura materiale testimonia la presenza di una ricca aristocrazia, il cui benessere si fondava sul possesso e sullo sfruttamento delle fertili terre. Al centro della sala è esposto il torso da Marciano, che insieme alla sfinge e al leone provenienti dalla stessa località (esposti al secondo piano del Museo perché parte della Collezione Gamurrini) testimonia la presenza di una ricca necropoli nella quale era assai viva la tradizione etrusca di porre sculture a tutto tondo davanti ai sepolcri, come guardiani o come simbolo del passaggio tra la vita e la morte.

In una delle vetrine i visitatori potranno ammirare lo stamnos da Alberoro, giunto dall’Attica in questa piccola località nel V sec. a.C.: in questo periodo, mentre in altre zone d’Etruria il peso di avvenimenti storici si percepisce nella scarsità o nell’assenza di testimonianze archeologiche, in Valdichiana continuano ad arrivare materiali di pregio, come i grandi vasi a figure rosse di produzione attica ed etrusca dalla necropoli di Casalta a Lucignano (parte del nuovo allestimento) e il noto cratere di Euphronios (esposto nella sala VI al secondo piano in quanto parte della Collezione Bacci).

La sala dedicata alla Valdichiana espone inoltre due corredi funerari da Pozzo della Chiana, comprendenti due kelebai etrusche a figure rosse, oreficerie ed armi.

Stamnos da Alberoro (Monte San Savino, AR). Terzo quarto del V sec. a.C.

Stamnos da Alberoro (Monte San Savino, AR). Terzo quarto del V sec. a.C.

La sala di Casalta illustra i reperti provenienti dall’omonima necropoli e da quelle circostanti, situate nella dorsale collinare che separa la valle del torrente Foenna da quello del Chiana, allungandosi da Lucignano fino a Bettolle.

L’area risulta frequentata sin dall’Età del Ferro, come attestano i materiali (esposti per la prima volta al Museo) dalla vicina Poggi Gialli, e fu intensamente abitata in epoca etrusca, quando sembra aver attraversato un periodo di particolare prosperità grazie anche alla vicinanza con un importante asse viario di fondovalle che collegava l’influente centro di Chiusi con Siena e Firenze.

A  partire dal VI sec. a.C. lungo questo percorso sorsero numerosi insediamenti, le cui uniche testimonianze (eccetto quello  individuato presso Le Carceri a Sinalunga, dove sono note tracce di abitato e di un’ area di culto) sono costituite dalle ricche necropoli ad essi collegate, come Casalta, Poggi Gialli, Camporsi, San Giustino, Colle Moscino, Bettolle. Di queste ultime due necropoli si presentano i reperti conservati nei fondi del Museo: vasellame in bucchero ed etrusco corinzio da Colle Moscino, ed una kylix etrusca a figure rosse da Bettolle.

Olla e calice in bucchero rinvenuti a Casalta nel XVIII secolo, ora al museo di Leiden in Olanda

Olla e calice in bucchero rinvenuti a Casalta nel XVIII secolo, ora al museo di Leiden in Olanda

Casalta, di cui è noto anche il significativo toponimo “Poggio dei Morti”, fu sede di una  ricca necropoli etrusca in uso dal VI al III sec. a.C., rinvenuta tra ‘700 e ‘800. I reperti andarono in parte dispersi o venduti a musei italiani ed esteri; fortunatamente al  Museo di Arezzo giunsero quattro vasi a figure rosse di prodizione attica ed etrusca, tra cui la nota anfora di Casalta rappresentante il mito di Pelope e Ippodamia, attribuita alla scuola del Pittore del Dinos (420-410 a.C.), e sette urne, tre delle quali con iscrizioni che riportano i nomi di componenti delle famiglie etrusche thurice e spurinna, quest’ultima nota anche da altre importanti testimonianze epigrafiche.Ambedue le sale sono corredate da nuovi pannelli esplicativi, che costituiscono la prima “puntata” di un completo rinnovo del corredo didattico del museo, che verrà realizzato nei prossimi mesi.

Il mito di Pelope e Ippodamia rappresentato sull'anfora da Casalta, 420-410 a.C. (fotoraddrizzamento di A. Salvi, SBAT)

Il mito di Pelope e Ippodamia rappresentato sull’anfora da Casalta, 420-410 a.C. (fotoraddrizzamento di A. Salvi, SBAT)

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