Arezzo, Museo Archeologico Nazionale: l’Anfiteatro nel Museo

Il Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate vanta, tra i “reperti” esposti al proprio interno, anche le vestigia di  quello che fu  uno dei più grandi edifici per spettacoli dell’Etruria settentrionale: l’anfiteatro romano di Arezzo!

anfiteatro arezzo

E’ infatti ospitato nell’ex Convento degli Olivetani, costruito nel XIV secolo riutilizzando ed inglobando proprio quelle che furono le strutture dell’anfiteatro: percorrendo le sale del primo piano del Museo, infatti, è possibile ammirare, inseriti all’interno di strutture loro contemporanee, i reperti di Arretium romana, tra cui la vasta collezione di ceramica sigillata aretina, la nota statua del Togato (parte di un monumento funebre di un importante personaggio), i mosaici che decoravano le domus private e gli edifici pubblici esistenti in città.

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Ma per capire meglio la storia di questo interessante complesso monumentale, partiamo dall’inizio e ricostruiamo l’aspetto e la storia dell’anfiteatro: eretto nei primi decenni del II secolo d.C., probabilmente sotto l’imperatore Adriano (117-138 d.C.), il monumento sorgeva nella parte bassa dell’abitato e all’esterno del circuito murario, in modo da risultare facilmente raggiungibile, consentendo senza problemi l’afflusso e il deflusso di grandi quantità di persone: poteva infatti contenere circa 13.000 spettatori, che accorrevano dalla città e dalle campagne circostanti.

Ricostruzione dell'Anfiteatro di Arezzo, (a cura di  studio Inklink).

Ricostruzione dell’Anfiteatro di Arezzo (a cura di studio Inklink).

L’edificio era costituito da un’arena ellittica dove si svolgevano gli spettacoli, attorno alla quale era la cavea con le gradinate per il pubblico, appoggiata su due fasce di sostruzioni radiali separate da tre ambulacri (corridoi) anulari concentrici, voltati a botte: il primo, non praticabile, doveva delimitare l’arena e avere funzione di servizio, mentre i due successivi, percorribili, si sviluppavano su due piani. Queste sostruzioni erano interrotte dalle uscite (vomitoria), dai vani di servizio (cellae terraneae), e dalle scale che permettevano l’accesso alla media cavea, alternate con regolarità intorno all’ellisse. Gli ingressi principali dell’edificio erano agli estremi dell’asse longitudinale, ed i due secondari in corrispondenza dell’asse trasversale. La facciata esterna, quasi completamente perduta, doveva presentarsi con due file di arcate sovrapposte e un attico superiore; anche le gradinate della cavea sono purtroppo state completamente spoliate. Attualmente si conservano ampi resti delle sostruzioni con una buona porzione del secondo ambulacro anulare conservato con tutta la volta sotto il Museo, e parti delle gradinate di accesso ai piani superiori e alla cavea. All’interno del Museo sono visibili parti del secondo piano dell’ambulacro centrale, riutilizzate dapprima come celle per i frati, e adesso come sale museali (sale IV, V, VIII, XV).

Uno scorcio dell'ambulacro interno

Uno scorcio dell’ambulacro interno

Le strutture dell’anfiteatro furono realizzate in opus vittatum, reticulatum e  mixtum (murature composte da file di blocchetti di arenaria, le vittae,  oppure da cubelli di arenaria disposti obliquamente a reticolo, talvolta alternate a parti in laterizi). Le volte a botte sono costruite in opus caementicium. Le scale interne del monumento erano in travertino, come probabilmente le gradinate della cavea, mentre la facciata esterna doveva essere in blocchi di arenaria locale. Utilizzato per ospitare combattimenti tra gladiatori, esibizioni di animali rari e animali ammaestrati, lotte tra uomini e animali e rappresentazioni di caccia a carattere spettacolare, l’anfiteatro fu abbandonato alla fine dell’impero. Già con l’affermarsi del Cristianesimo erano infatti iniziate voci di dissenso nei confronti dei giochi gladiatorii, che portarono l’imperatore Onorio ad interromperli definitivamente nel 404 d.C.

ricostruzioni di giocgi gladiatorii all'anfiteatro di Arezzo

La ricostruzione storica “civitas Arretium”

gladiatori

L’accampamento della X Legio durante la manifestazione

Il monumento aretino, ormai abbandonato, fu privato del rivestimento in blocchi di pietra, ampiamente riutilizzati nelle cinte murarie urbane ed in altre costruzioni limitrofe; le strutture, ormai ridotte a rovine, furono interrate dalle inondazioni del fiume Castro che scorreva poco distante, e nell’alto medioevo  l’area divenne sede di un sepolcreto. Secondo un documento della fine dell’anno 800 la zona, divenuta nel frattempo  ritrovo di prostitute, sarebbe stata donata dall’Imperatore Carlo Magno alla Chiesa aretina per essere bonificata. Successivamente ceduta alla nobile famiglia aretina degli Azzi, l’area fu infatti denominata “Parlagio”.

Nel 1333 passò nelle mani di Bernardo dei Tolomei, fondatore dei Benedettini Olivetani, il quale, riutilizzando le strutture romane della parte meridionale, costruì il monastero degli Olivetani, dove oggi è la sede del Museo Archeologico, con annessa la chiesa di San Bernardo; è proprio grazie a questo riuso che si sono conservati in parte gli elevati dell’anfiteatro, oggi visibili all’interno del museo.

L’aspetto attuale dell’anfiteatro è dovuto anche ad alcuni interventi di scavo, realizzati su iniziativa della Brigata Aretina degli Amici dei Monumenti tra il 1914 e il 1931, quando furono messe in luce le strutture oggi visibili e liberati gli ambulacri ancora conservati sotto il convento. Più recentemente la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha esplorato parte dell’ambulacro meridionale e la zona corrispondente all’ingresso orientale, riportando in vista alcune strutture e il piano pavimentale, conservato ad una quota più bassa di circa un metro rispetto all’attuale piano di calpestio.  Il monumento è  sottoposto periodicamente ad interventi di manutenzione e restauro.

Museo Archeologico, lato posteriore esterno: resti delle arcate dell'ambulacro perimetrale esterno.

Museo Archeologico, lato posteriore esterno: resti delle arcate dell’ambulacro perimetrale esterno.

Il Museo Archeologico, intitolato all’aretino Gaio Cilnio Mecenate,  fu allestito nel 1937 negli spazi del convento, con le collezioni di antichità della Fraternita dei Laici progressivamente arricchite dalle acquisizioni statali; durante la guerra il complesso subì gravi danni a seguito dei bombardamenti, tra cui la distruzione di parte del chiostro del convento.

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Dal 2012 l’anfiteatro è chiuso al pubblico per evitare il ripetersi di atti vandalici e di comportamenti più consoni  ad un giardino pubblico che ad un monumento antico.

Può essere visitato gratuitamente tutti i giorni dalle 8,30 alle 19,00 chiedendo al personale del Museo che vi accompagnerà nella visita

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2 thoughts on “Arezzo, Museo Archeologico Nazionale: l’Anfiteatro nel Museo

  1. Bellissimi gli articoli sul museo di Arezzo! Mi hanno fatto venire la voglia di tornarci. Ma in Toscana ci sono moltissimi altri musei che meriterebbero la stessa cura. A quando l’archeologico di Lucca o quello di Siena?

  2. Il Museo Archeologico di Arezzo Diretto dalla dottoressa Silvia Vilucchi ha una grande impronta sul territorio Toscano, grazie anche al Luogo e all’Anfiteatro che anche se non visitabile, ma ha un impatto architettonico su tutto il complesso museale

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