Arezzo, Museo Archeologico Nazionale: il convento e la sua storia

Il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo ha sede nell’ex-monastero dei Monaci Olivetani di San Bernardo, costruito sopra i resti dell’anfiteatro romano (inizi II sec. d.C.). L’area dell’anfiteatro, in abbandono a partire dalla fine dell’Impero romano, fu donata da Carlo Magno al Vescovo di Arezzo e successivamente ceduta alla nobile famiglia aretina degli Azzi.

Nel 1333 il complesso, divenuto cava di materiali e luogo di malaffare e prostituzione (nelle fonti dell’epoca viene definito “Parlagio”), fu venduto a Bernardo dei Tolomei di Siena, fondatore dei Benedettini Olivetani: a partire dalla seconda metà del Trecento vennero così edificati, sulla porzione meridionale del monumento antico, il monastero e l’annessa chiesa.

Il monastero di San Bernardo raffigurato in un affresco nella canonica S. Maria in Gradi (1785)  (immagine tratta da A. Pincelli, Monasteri e conventi dell’aretino, 2000

Il monastero di San Bernardo raffigurato in un affresco nella canonica S. Maria in Gradi (1785)
(immagine tratta da A. Pincelli, Monasteri e conventi dell’aretino, 2000)

Nel 1783 gli Olivetani furono trasferiti a S. Maria in Gradi ed il complesso fu concesso al Seminario aretino. Nel 1866, con la soppressione governativa delle corporazioni, l’ex-monastero fu incamerato dal Demanio statale e dato in uso al Comune di Arezzo, ad eccezione di alcuni ambienti adiacenti alla chiesa di San Bernardo assegnati alla vicina parrocchia di S. Jacopo.

L’idea di trasferire in questo antico edificio le collezioni archeologiche cittadine nacque negli anni Venti-Trenta del Novecento: sino ad allora le collezioni archeologiche, riunite insieme a quelle medievali e moderne, erano conservate nel Museo della Fraternita dei Laici, inaugurato nel 1823 nel Palazzo di Fraternita in Piazza Vasari e successivamente trasferito, dal 1882, nel Palazzo Barbolani di Montauto in via S. Lorentino. La creazione di un Museo esclusivamente archeologico nell’ex-monastero di San Bernardo, si prestava – in linea con le tendenze nazionaliste dell’epoca – all’esaltazione della ‘romanità’ di Arezzo, evidente nei resti dell’anfiteatro da poco dissotterrati.

Primi del Novecento: veduta dell’ingresso della chiesa e dell’ex-monastero di S. Bernardo da via dell’Anfiteatro, unica via di accesso al complesso, prima dell’apertura di via Margaritone negli anni Venti del Novecento (immagine Fotoclub la Chimera).

Primi del Novecento: veduta dell’ingresso della chiesa e dell’ex-monastero di S. Bernardo da via dell’Anfiteatro, unica via di accesso al complesso, prima dell’apertura di via Margaritone negli anni Venti del Novecento (immagine Fotoclub la Chimera).

L’intero quartiere aveva del resto cambiato volto dalla metà degli anni Venti: la riorganizzazione urbanistica della parte meridionale della città portò alla realizzazione, nei terreni un tempo di proprietà del monastero di San Bernardo, dei nuovi tracciati stradali di via Crispi e via Margaritone; su queste strade furono creati, su disegno dell’ingegnere Umberto Tavanti, due accessi all’anfiteatro, ora delimitato da una cancellata.

Veduta dei resti dell’anfiteatro dissotterrati tra il 1926 e il 1931 e della cancellata disegnata dall’ing. U. Tavanti (immagine tratta da E. Cecconi - G. Cencini, L’anfiteatro di Arezzo, 1988).

Veduta dei resti dell’anfiteatro dissotterrati tra il 1926 e il 1931 e della cancellata disegnata dall’ing. U. Tavanti (immagine tratta da E. Cecconi – G. Cencini, L’anfiteatro di Arezzo, 1988).

L’edificio prima dei lavori di restauro (immagine tratta da Arezzo. Cent’anni in foto, 1999).

Dall’epoca della soppressione il complesso aveva avuto destinazioni d’uso diverse, che in parte ne avevano modificato e deturpato l’aspetto. Nell’ottica di adibirlo a sede museale l’edificio fu dunque sottoposto, nei primi anni Trenta, a radicali restauri finanziati dal Comune e dalla Regia Soprintendenza alle Antichità d’Etruria, diretti dall’architetto Giuseppe Castellucci. I lavori interessarono anche la vicina chiesa di San Bernardo, della quale fu tra l’altro completato il campanile con una slanciata cuspide. L’inaugurazione della prima sezione del Museo avvenne nell’autunno del 1936: l’ “antiquarium” occupava dodici ambienti situati al primo piano, mentre lungo il porticato esterno erano state collocate numerose iscrizioni.

L’ingresso del Museo e il busto dedicato a G. Cilnio Mecenate (immagine tratta da Architettura in terra di Arezzo, 1985).

L’ingresso del Museo e il busto dedicato a G. Cilnio Mecenate (immagine tratta da Architettura in terra di Arezzo, 1985).

Nel corso dei primi mesi del 1937 ebbe luogo la completa apertura del Museo Archeologico cittadino – ora disposto su due piani e intitolato a Gaio Cilnio Mecenate – e dell’annessa “passeggiata archeologica”.

Veduta dell’ex-monastero di S. Bernardo e dell’anfiteatro al termine dei restauri  (immagine tratta dal Bollettino mensile di Statistica del Comune di Arezzo, aprile 1935).

Veduta dell’ex-monastero di S. Bernardo e dell’anfiteatro al termine dei restauri
(immagine tratta dal Bollettino mensile di Statistica del Comune di Arezzo, aprile 1935).

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