San Valentino 2014: innamorati al museo archeologico di Arezzo!

San Valentino è la festa degli innamorati: quale modo migliore di celebrarlo, se non con una visita del Museo Archeologico di Arezzo, sulle tracce del sentimento d’amore che, in tutte le sue accezioni, nei secoli ha ispirato molte tra le più emozionanti testimonianze e manifestazioni artistiche?

Al Museo Archeologico di Arezzo l’amore è rappresentato su una gran varietà di reperti, talvolta ispirati dalle storie mitiche di coppie famose nell’antichità, altre volte da anonimi innamorati, colti nell’atto di manifestare i loro sentimenti, siano essi derivati dall’amore romantico o dal desiderio passionale.

Pelope e Ippodamia sull’anfora da Casalta. Scuola del Pittore del Dinos, 420-410 a.C.

Pelope e Ippodamia sull’anfora da Casalta. Scuola del Pittore del Dinos, 420-410 a.C.

Cominciamo dunque il nostro viaggio con una delle coppie più famose dell’antichità:

Pelope e Ippodamia,  raffigurati sulla splendida anfora attica da Casalta presso Lucignano (primo piano, sala III, vetrina centrale). Il mito narra che Enomao, re di Pisa nell’Elide, voleva evitare che la figlia Ippodamia si sposasse, perché un oracolo aveva predetto che il futuro genero l’avrebbe ucciso; costringeva dunque i pretendenti a misurarsi con lui in una corsa di carri che egli vinceva sempre, perché il suo cocchio, guidato da Mirtilo, era tirato da una coppia di cavalle divine. Già tredici giovani erano stati uccisi dopo aver perso la gara, quando Pelope si innamorò di Ippodamia. Terrorizzato dalla vista delle teste degli sfortunati pretendenti, inchiodate alle porte del palazzo reale, Pelope corruppe Mirtilo, l’auriga di Enomao, promettendogli metà del regno e il diritto di trascorrere la prima notte di nozze con Ippodamia. Mirtilo rimosse i chiodi dai mozzi delle ruote del carro di Enomao e li sostituì con altri fatti di cera. Durante la gara le ruote del carro di Enomao si staccarono ed egli morì, travolto dai suoi stessi cavalli. Pelope divenne re e sposò Ippodamia, ma avendo successivamente annegato l’auriga per gelosia della moglie, si attirò la maledizione di questi e divenne causa della rovina della sua intera stirpe.

Ercole ed Onfale su una coppa in sigillata aretina,  fine del I sec. a.C.- inizio del I sec. d.C..

Ercole ed Onfale su una coppa in sigillata aretina, fine del I sec. a.C.- inizio del I sec. d.C..

Proseguendo nella visita del Museo troviamo un’altra coppia famosa: quella formata da Ercole ed Onfale, raffigurati su una splendida coppa in terra sigillata del ceramista Cneus Ateius, attivo ad Arezzo tra la fine del I sec. a.C. e l’inizio del I d.C. (primo piano, sala VIII, vetrina 3). Secondo il  mito Ercole fu venduto come schiavo a Onfale, regina di Lidia, della quale si innamorò perdutamente. La scena lo mostra accanto a lei, mollemente adagiato su un carro trainato da due centauri con le braccia legate dietro alla schiena. Il coraggioso eroe, protagonista di tante imprese, è qui raffigurato “domato”, al pari dei centauri, dalla bella regina; egli  indossa lunghe vesti femminee e sembra aver perso tutta la sua virile forza, vinto dalle seduttive armi di Onfale.

L’impiego di simili scene nel vasellame da mensa in sigillata fu senz’altro influenzato da espressioni artistiche contemporanee, come la pittura parietale. In alcune immagini dipinte è la stessa Onfale, in un gioco di rovesciamento dei ruoli, a vestire la leonté,  la pelle di leone trofeo di una delle più note fatiche di Ercole.

Coppa in sigillata aretina con scena erotica, fine del I sec. a.C.- inizio del I sec. d.C..
Coppa in sigillata aretina con scena erotica, fine del I sec. a.C.- inizio del I sec. d.C..
 Matrice per coppa in terra sigillata con coppia a banchetto


Matrice per coppa in terra sigillata con coppia a banchetto

Nella terra sigillata aretina a rilievo l’amore è spesso rappresentato come desiderio e passione: l’eros rappresentava una componente essenziale della luxuria, intesa come “lusso e piacere” ed il banchetto, complice il vino,  era uno dei luoghi per eccellenza del piacere dei sensi. La rappresentazione della sessualità nei suoi molteplici aspetti è del resto un fenomeno estremamente comune nel mondo romano, ricorrente negli oggetti di uso quotidiano, così come nella decorazione pittorica e scultorea delle domus. Lo vediamo nella matrice qui riprodotta, nella quale è una coppia a banchetto in atteggiamento affettuoso (primo piano, sala VII, vetrina 2), e  nella splendida coppa di Ateius  dove è rappresentato un ermafrodito, seminudo e sdraiato sulla kline, mentre cinge il collo di un giovane, sdraiato dietro di lui, baciandolo con passione (primo piano,  sala VIII, vetrina 3).

Monumento funebre da Petrognano

Monumento funebre da Petrognano

Nella sala XV (parete B) spicca per imponenza parte di un monumento funerario circolare rinvenuto nel XVIII secolo a Petrognano. L’elemento architettonico sovrastava la porta di una grande tomba di famiglia, ed oltre ad una ricca decorazione, presenta l’iscrizione dedicatoria di Cneus Petronius alla moglie Ciartia: CIARTIAE L(uci) F(ili) PROCULAE UXORI ET SIBI / CN(eus) PETRONIUS CN(ei) F(ilius) ASELLIO. La Gens Petronia dovette dare il nome alla zona di rinvenimento, in cui erano probabilmente i suoi possessi.

cd. ritratto di Agrippa, metà del I sec. d.C, e  cd. ritratto di Livia, primo ventennio del I d.C.

cd. ritratto di Agrippa, metà del I sec. d.C, e
cd. ritratto di Livia, primo ventennio del I d.C.

Nelle sale X e XIV troviamo invece due teste, una maschile ed una femminile, interpretate come i ritratti di Livia, l’amatissima moglie dell’imperatore Augusto, e di suo genero Agrippa; una recente reinterpretazione vi vede invece le effigi di Mecenate, amico e consigliere dell’imperatore, e di sua moglie Terenzia, che invece di Augusto pare fosse l’amante.

Infine, nella sala XII (vetrina a muro)  troviamo  una stele in arenaria dedicata a Sulpicio Sereno dalla moglie Sulpicia Hilaritas: D(is) M(anibus) / C.SVLPICI / SERENI / SVLPICIA / HILARITAS / CONIVGI.

Dioniso e Arianna su una coppa falisca, secondo quarto del IV secolo a.C.

Dioniso e Arianna su una coppa falisca, secondo quarto del IV secolo a.C.

Proseguendo nel nostro “viaggio” al secondo piano del Museo, troviamo ancora una coppia famosa: Dioniso e Arianna, raffigurati su una coppa falisca del secondo quarto de IV secolo a.C. (secondo piano, sala X, vetrina 2). Arianna, abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso, venne trovata da Dioniso mentre piangeva inconsolabile. Il dio, innamoratosi della ragazza, la chiese in sposa regalandole una corona gemmata, che subito Zeus trasformò in costellazione a suggellare l’unione tra i due. Il dio è qui incoronato e con il tirso nella mano sinistra, mentre abbraccia Arianna, che lo cinge con un braccio volgendosi all’indietro.

Pelike apula con scena di fidanzamento, fine del IV sec. a.C.

Pelike apula con scena di fidanzamento, fine del IV sec. a.C.

Nella sala VIII (vetrina 2) è inoltre esposta una pelike (vaso a due anse e corpo rigonfio) di produzione apula, raffigurante un giovane nudo seduto su un mantello, che regge una phiale (coppa) rivolgendosi ad una donna stante, con tympanon (tamburo) e specchio; immagini di questo tipo, interpretate come scene di  fidanzamento, sono spesso presenti sui vasi apuli e fanno parte di una serie di rappresentazioni riferite al culto di Eros, riprese dalle scene di cerimonia nuziale sui vasi attici. Una scena simile è  visibile anche su una oinochoe (brocca) apula esposta nella vetrina (n. 11) dedicata alla ceramica magno greca della sala I, sempre al II piano del Museo.

-lekytos di produzione apula raffigurante Eros in volo, fine IV-inizi II sec. a.C.;  -Kylix falisca con erote che porge una ghirlanda ad un giovane, IV sec. a.C. -frammento marmoreo raffigurante Eros fanciullo, primo quarto del I sec. d.C.; -matrice a placca per terra sigillata, con amorini con arco e freccia, fine I sec. a.C.- inizi I sec. d.C..

– lekytos di produzione apula raffigurante Eros in volo, fine IV-inizi II sec. a.C.;
– Kylix falisca con erote che porge una ghirlanda ad un giovane, IV sec. a.C.
– frammento marmoreo raffigurante Eros fanciullo, primo quarto del I sec. d.C.;
– matrice a placca per terra sigillata, con amorini con arco e freccia, fine I sec. a.C.- inizi I sec. d.C..

Al Museo troviamo infine diverse immagini del dio greco dell’amore Eros (Amor per i Romani): al primo piano sono esposte una matrice a placca per terra sigillata, con amorini con arco e freccia (sala VI, vetrina 12), e un frammento di rilevo in marmo con un erote  addormentato (sala XIII, nicchia nella parete C); al secondo piano (sala VIII, vetrina 3) è ancora un piccolo vaso portaprofumi di produzione apula con un Eros alato in volo, ed una coppa con eros fanciullo porge una ghirlanda ad un giovane (sala X, vetrina 2). Il dio  era  spesso raffigurato come fanciullo alato, talvolta bendato e con arco e frecce, a simboleggiare la mutevolezza e la tenerezza dell’amore.

Come argomenta Erissimaco  nel Simposio di Platone, per gli antichi Eros era partecipe non solo della vita degli uomini, ma anche di quella degli animali, dei fenomeni atmosferici e del moto degli astri:

Che Amore sia duplice, ci sembra distinzione esatta; ma che esso non alberga solo negli uomini attratti dalle belle creature, ma in tutti gli altri esseri, a loro volta presi per altre forme, negli animali, per esempio, nelle piante e comunque in tutte le creature viventi, io credo di averlo dedotto dalla medicina, la nostra arte e, altresì, come Amore sia grande e meraviglioso iddio, presente ovunque in ogni cosa umana e divina. (Simposio 186 a.1)

-Una coppia di colombe, particolare dall’anfora di Casalta, 420-410 a.C.

– Una coppia di colombe, particolare dall’anfora di Casalta, 420-410 a.C.

NEI GIORNI 14, 15 E 16 FEBBRAIO 2014 VERRà DISTRIBUITA AI VISITATORI UNA BROCHURE CON QUESTO PERCORSO; ENTRA AL MUSEO E SEGUI IL LOGO!

bacio logo2!

La brochure è anche scaricabile in pdf:

BROCHURE SAN VALENTINO 1 ; BROCHURE SAN VALENTINO 2

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