Dell’attualità della Chimera

La storia della Chimera è oramai nota ai più, e la bellissima scultura etrusca ospitata nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze non è soltanto il n. 1 di inventario, il pezzo più apprezzato dai visitatori, il logo dell’istituzione, ma anche il principale interlocutore dei bimbi nelle attività didattiche organizzate nel museo. Anzi, proprio una delle attività didattiche, “Reinterpretare l’antico” chiedeva ai ragazzi di reinterpretare artisticamente alcuni capolavori del MAF, tra cui la Chimera, mentre durante la Giornata delle Famiglie al Museo 2013 ai nostri piccoli visitatori è stato chiesto proprio di ridisegnare la Chimera: e i loro disegni sono stati bellissimi.

logoviolaMa c’è di più, anzi, ce ne sono di più: cercando bene a Firenze si nascondono infatti almeno altre due Chimere, opere di artisti contemporanei che hanno voluto riallacciarsi alla tradizione della grande scultura antica.

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La Chimera di Arezzo esposta al MAF

Una originalissima Chimera è ad oggi allestita nella splendida cornice del Giardino della Gherardesca, all’interno dell’Hotel Four Seasons, proprio a due passi dal Museo Archeologico. All’interno della mostra “Dialogue”, ideata da Ugo Riva, l’opera moderna, opera dell’artista Dario Tironi, dialoga con una replica bronzea (fornita dalla Galleria Frilli di Firenze) dell’originale antico. Questa “cyber Chimera”, realizzata nel 2014, si compone di una struttura in ferro su cui si assemblano vari oggetti di uso quotidiano, dal phon all’aspirapolvere, dal lettore cd ai pezzi degli scacchi.

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La Chimera di Dario Tironi (foto di G. Canali, photo credits Four Season Hotel)

(Il catalogo della mostra è disponibile online).

L’altra Chimera fiorentina è invece opera dell’artista Arturo Martini, e la potete trovare non lontano dal Museo Archeologico, nel Museo del Novecento di recentissima apertura. La Chimera di Martini, in bronzo, realizzata negli anni 1933-35 e donata al Comune di Firenze il 6 novembre 1969, ha molti evidenti legami con la Chimera d’Arezzo, nonostante manchi la testa di capra sul dorso e sia differente la posizione sia della coda a serpente, sempre rivolta verso la testa del mostro mitologico, che la testa leonina, che qui si volge indietro. La posa, che nell’espressione della testa rievoca l’aggressività così ben evidente nella bocca spalancata della Chimera etrusca, richiama un’altra importante statua bronzea dell’antichità: la Lupa Capitolina. Martini fu in effetti artista molto attento ad assimilare e fare suoi modelli e stili di varie epoche. E in questo caso realizza un vero e proprio omaggio al bronzo etrusco.

Una terza Chimera rivisitata, che non si trova a Firenze, ma che vale la pena di ricordare, è invece opera dell’artista Patrick Alò, che ricrea simboli del mito classico con materiale ferroso di scarto di varia natura. In questo modo l’artista restituisce dignità e vitalità a materiali tecnologici scartati, creando una figura elegante e assolutamente somigliante all’originale etrusco cui evidentemente si riferisce. Questa Chimera è aerodinamica, quasi spaziale nella sua forma slanciata e nervosa. L’opera, creata nel 2009, è stata esposta nello stesso anno presso la galleria “Le Opere” di Roma.

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La Chimera di P. Alò (photo credits http://www.arsetfuror.com/r14Notizie21M.htm)

La Chimera dunque, oltre a impressionare ogni giorno i visitatori dalla sua sala nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze, continua a popolare l’immaginario degli artisti contemporanei, che la prendono a modello per reinventarne versioni sempre nuove. E se qualcuno fosse ancora convinto che l’archeologia è quanto di più lontano dall’attualità si possa trovare… beh, vi ricordiamo che la nostra Chimera sa anche usare Twitter, e la trovate come @ChimeraMAF!

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