19/8/14: Muore a Nola Ottaviano Augusto

L’ultimo giorno della sua vita, informandosi a più riprese se il suo stato provocava già animazione nella città, chiese uno specchio, si fece accomodare i capelli, rassodare le gote cascanti e, chiamati i suoi amici, domandò se sembrava loro che avesse ben recitato fino in fondo la farsa della vita, poi aggiunse anche la conclusione tradizionale: «Se il divertimento vi è piaciuto, offritegli il vostro applauso e tutti insieme manifestate la vostra gioia.»
Poi li congedò tutti quanti e […] improvvisamente spirò tra le braccia di Livia, dicendo: «Livia, fin che vivi ricordati della nostra unione. Addio!»
Morì […] quattordici giorni prima delle calende di settembre, alla nona ora del giorno, all’età di settantasei anni meno trentacinque giorni.

Così Svetonio (II, 99-100) racconta, circa un secolo dopo lo svolgimento dei fatti, la morte dell’imperatore Augusto, di cui proprio oggi ricorre il bimillenario. Dopo 41 anni di regno,  il più lungo in tutta la storia dell’impero romano, Augusto morì mentre era in viaggio, a Nola, il 19 agosto del 14 d.C.

Anche se le celebrazioni ufficiali nella Capitale sono cominciate già dal 21 aprile di quest’anno (giorno del Natale di Roma), ci piace oggi rendere omaggio alla memoria del primo imperatore di Roma con la presentazione di uno dei pochi reperti a lui legati appartenenti alle collezioni del MAF ed esposti. Si tratta di un cammeo che appartenne alla vastissima collezione di gemme e cammei mediceo-granducale, oggi esposto nel Monetiere.

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Cammeo raffigurante Augusto

Il cammeo è realizzato in onice, bianco su un fondo cotognino e misura 4,6 x 3,9 cm.

Augusto è rappresentato di profilo, con indosso la corona civica e la testa velata. La corona civica, di quercia, costituiva la seconda onoreficenza militare romana in ordine di importanza ed era attribuita a chi avesse salvato la vita di un altro cittadino romano (ob civem servatum), che così rimaneva legato per sempre con un rapporto clientelare al proprio salvatore. Ad Augusto fu conferita dal Senato, così come il titolo di Augusto. Il manto portato sulla testa allude probabilmente al fatto che Augusto è qui rappresentato in veste di pontefice massimo, la più importante carica religiosa dello stato romano che assunse a partire dal 12 a.C. Era questo il tipo di ritratto preferito da Augusto: come togatus intento al sacrificio o alla preghiera; attraverso questa rappresentazione, infatti, egli intendeva interpretare la pietas, ovvero la devozione agli dei, uno dei cardini della sua politica di rinnovamento culturale e dello stato romano: un rinnovamento che, volendo correggere la crisi dei valori morali che aveva caratterizzato gli ultimi decenni della Repubblica, voleva riportare in auge gli antichi valori, a partire da quelli religiosi. Raffigurazioni di Augusto velato capite sono diffusissime in tutto l’Impero, dai ritratti su statua e sui rilievi (anche di importanti monumenti, come l’Ara Pacis Augustae a Roma) alle effigi su monete e, come nel nostro caso, sui cammei. Il cammeo della collezione Medicea, per il tipo ritrattistico dell’imperatore, è da riferire agli ultimi anni di regno.

Durante il suo regno Augusto si servì prevalentemente del suo incisore di fiducia, Dioskourides, di origine probabilmente asiatica, che si fece interprete e portatore dello stile e dei messaggi propagandistici imposti dal regime, che trovavano nelle gemme uno dei loro canali privilegiati di circolazione.

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Cammeo raffigurante Livia

Un altro cammeo, vicino al cammeo di Augusto, nella sala del Monetiere del Museo, è particolarmente legato alla figura del primo imperatore: il cammeo rappresenta Livia, moglie di Augusto e la cui effigie interpreta, nell’ideologia augustea, il ruolo di matrona modello, testimonianza di assoluta moralità, anch’essa in linea, dunque, con la politica di rinnovamento culturale voluta e perseguita dal princeps. Di lei narrano le fonti che fu molto amata dal popolo, assolutamente composta nel suo apparire e nel suo comportamento in pubblico. A lei, come del resto agli altri appartenenti alla famiglia imperiale, furono dedicate statue e rilievi, e il suo ritratto rivela sempre la donna incarnazione delle virtutes femminili delle matronae romane: virtù che si erano perse nel corso degli ultimi tempi della Repubblica e che tornarono in auge proprio in età augustea grazie all’esempio dato da Livia. Nel cammeo è anch’essa rappresentata velata e col capo cinto da una corona: perfetto contraltare del suo consorte.

Il Monetiere Mediceo e Granducale propone una serie molto ricca e variegata di gemme e cammei di età romana: dai ritratti di imperatori a personaggi mitologici, come Ercole, a divinità a scenette di genere… è un piacere osservarli tutti nei minimi dettagli: ogni gemma è un piccolo capolavoro che vi invitiamo a scoprire, per cogliere l’accuratezza dell’intaglio e del disegno, per tentare di riconoscere i personaggi e le situazioni rappresentate. L’arte della glittica, cioè la capacità di intagliare pietre preziose, ebbe grande successo e diffusione nella Roma imperiale, e non ha mai smesso di affascinare le generazioni successive. Così non deve stupire se i Medici nella loro collezione di antichità dedicarono particolare interesse a gemme e cammei: quelli esposti ora al Monetiere sono solo una piccola parte, ma significativa, della raccolta che i Signori di Firenze riuscirono a mettere da parte.

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