Arezzo, Museo Archeologico Nazionale: Il cibo di strada nell’antichità

In occasione della manifestazione Streetfood Village 2014 e delle Giornate Europee del Patrimonio, in collaborazione con la Sezione Didattica della Fraternita dei Laici, nel complesso del Museo Archeologico di Arezzo saranno visibili alcune ricostruzioni relative ai luoghi del consumo e del commercio di cibo nell’antichità: un thermopolium, bottega per la preparazione e la vendita degli alimenti lungo le strade e un plaustrum, carro agricolo usato per trasportare i prodotti dei campi, negli spazi dell’anfiteatro romano; un triclinium, ambiente dedicato al rito del pasto e alla convivialità nella domus romana, all’interno del Museo.

La ricostruzione del plaustrum nell'anfitetaro romano di Arezzo

La ricostruzione del plaustrum nell’Anfiteatro romano di Arezzo

Il PLAUSTRUM

Il plostrum (arcaico) o plaustrum era un veicolo per trasporto di merci e derrate, in particolare agricole.
Come si vede nel rilievo di un coperchio di sarcofago di età imperiale, era un carro a due ruote, per lo più piene particolarmente nel periodo più antico, ma anche a sei raggi, trainato da buoi, muli o asini aggiogati.
Noto fin dal periodo etrusco, è citato spesso dalle fonti latine.

Coperchio di sarcofago di Aurelia Cassia Firmina con rappresentazione di plaustro con ruote a sei raggi (Musei Vaticani)

Coperchio di sarcofago di Aurelia Cassia Firmina con rappresentazione di plaustro con ruote a sei raggi (Musei Vaticani)

Vitruvio ne decanta i meriti perché tali strumenti avevano consentito il trasporto e la diffusione in particolare di olio e vino dalle campagne: VITRUVIO, De Arch. X, 1, 5: “…neque olei nitorem, neque vitium fructum habere potuissemus ad iucunditatem, portationesque eorum non essent nisi plostrarum….inventae essent machinationes”

I plaustri erano veicoli massicci e pesanti a causa della struttura in legno di quercia, dei cerchioni in ferro e delle ruote piene; l’asse, girando insieme alle ruote produceva un notevole stridore: Giovenale si lamenta del fracasso dei carri nelle strade di Roma, di notte, quando questi potevano entrare in città portando i prodotti della campagna. Per ovviare a tale problema spesso l’asse che raccordava le ruote veniva fasciato con strame.

Modellino votivo di plaustrum di bronzo da Bagnoregio (Bolsena), Museo Archeologico di Viterbo.

Esistono diverse rappresentazioni antiche del plaustro: il più fedele è un modellino votivo in bronzo di età etrusca proveniente da Bagnoregio (VT). La serie monetale fusa di età etrusca prodotta da officine dell’Etruria settentrionale interna (forse della Valdichiana), riproduce fedelmente la cosiddetta ruota arcaica riscontrabile nel modellino di Bagnoregio.

Il THERMOPOLIUM

Caratteristici e assai diffusi, i thermopolia erano dei luoghi di ristoro, dove si servivano bevande e cibi caldi e freddi pronti per essere consumati: infatti era usuale pranzare (prandium=pasto di mezzogiorno) fuori casa.
La parola thermopolium (dal greco thermos = caldo e poleo = vendo, ovvero spaccio di cose calde) è un termine usato per la prima volta da Plauto nella commedia Curculio in cui il commediografo si burla dei suoi contemporanei che coniano parole grecizzanti per apparire più sofisticati ma tra i Romani era più comune chiamare tali botteghe popina.

PLAUTO, Curcul, vv. 288-295: “tum isti Graeci palliati, capite operto qui ambulant,
qui incedunt suffarcinati cum libris, cum sportulis,
constant, conferunt sermones inter se drapetae
obstant, obsistunt, incedunt cum suis sententiis,
quos semper videas bibentes esse in thermipolio,
ubi quid subripuere: operto capitulo calidum bibunt,
tristes atque ebrioli incedunt: eos ego si offendero,
ex unoquoque eorum exciam crepitum polentarium

La struttura tipica è semplice: un locale aperto sulla strada, con bancone in muratura, lineare o a L, in cui sono incassati i dolia (giare) che solitamente contenevano vino, olive e altre salse. Una bevanda molto diffusa era il piperatum, una miscela di pepe, erbe aromatiche, vino e acqua calda.

Thermopolium. Di Asellina a Pompei

Thermopolium di Asellina a Pompei

Scritte che reclamizzavano l’attività potevano essere esposte all’esterno della bottega e all’interno del locale si potevano trovare tabelle di bronzo o teli di stoffa sui quali erano elencati i cibi serviti, così come ricorda Giovenale: GIOVENALE. VIII, 167-168: Lateranus ad illos thermarum calices inscriptaque lintea
Chi aveva fretta poteva essere servito senza entrare nel locale e, in piedi, bere un bicchiere di vino fresco o caldo, mangiare legumi, verdure, uova, olive, cipolle, salsicce, formaggi, frutta secca o di stagione, focacce e dolci; gli avventori che volevano consumare i cibi con maggiore calma potevano recarsi in un ambiente retrostante, presente all’interno dei thermopolia più grandi, allestito con panche di legno e qualche tavolo.

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Ricostruzione di un triclinio romano all’interno del Museo aretino.

All’interno del Museo verrà inoltre allestita la ricostruzione di un triclinium, ambiente dedicato al rito del pasto e alla convivialità nella domus romana.

Orari di apertura e delle attività

Sabato 20 settembre, ore 8.30 – 24.00
• visite guidate con percorsi teatralizzati in anfiteatro e Museo, ore 14.30 e 17.30;
• visita guidata al Museo, ore 21.30

N.B. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, sabato 20 settembre il Museo sarà accessibile al prezzo simbolico di 1 euro.

Domenica 21 settembre: ore 8.30 – 19.30
• visita guidata con percorso teatralizzato in anfiteatro e Museo, ore 14.30.

N.B. In entrambe le giornate, oltre gli appuntamenti su riportati, l’anfiteatro, con il thermopolium e il plaustrum, sarà accessibile gratuitamente su richiesta.

Il triclinio sarà visibile all’interno del Museo sino a data da destinarsi.

Per INFO: Museo 0575 20882
Per visite guidate: 328 1198704

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