Firenze e il patrimonio archeologico toscano alla fine della II Guerra Mondiale

Si sta concludendo il 2014, 70° anniversario della distruzione dei ponti di Firenze e della Battaglia, e liberazione, del capoluogo toscano, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Ripercorriamo quei momenti guardandoli da una prospettiva particolare: il salvataggio del patrimonio culturale, in particolare archeologico.

L’estate del 1944 fu drammatica e convulsa per Firenze: la distruzione dei Ponti sull’Arno e dei quartieri medievali accanto a Ponte Vecchio, unico risparmiato dalle mine tedesche, nella notte del 3 agosto, e a seguire la Battaglia di Firenze, tra Patrioti e Tedeschi dopo l’arrivo degli Alleati, segnò e colpì al cuore i Fiorentini. 70 anni son passati da quegli eventi e la città li ha voluti ricordare attraverso alcune manifestazioni tra cui una mostra ora in corso a Palazzo Medici Riccardi che vi invitiamo a visitare (fino al 6 gennaio 2015).

per il salvataggio delle opere d'arte intrasportabili di Firenze viene predisposto un sistema di protezione che cerchi di contrastare il più possibile i danni da eventuali esplosioni. Credits Firenze in Guerra https://www.facebook.com/Firenzeinguerra/photos/a.662482530454178.1073741836.660271774008587/851174018251694/?type=3&theater

per il salvataggio delle opere d’arte intrasportabili di Firenze viene predisposto un sistema di protezione che cerchi di contrastare il più possibile i danni da eventuali esplosioni. Credits Firenze in Guerra https://www.facebook.com/Firenzeinguerra/photos/a.662482530454178.1073741836.660271774008587/851174018251694/?type=3&theater

A Firenze più che altrove la guerra comportò il problema del salvataggio delle opere d’arte e del Patrimonio Culturale: era già noto il rischio di distruzione di monumenti e di furto di opere d’arte e il Ministero dell’Educazione Nazionale si era prodigato facendo sì che le Soprintendenze sul territorio svuotassero i propri musei allestendo dei depositi in ville e castelli fuori dalla città e facendoli controllare periodicamente. Anche a Firenze intervennero i “Monuments Men“, ufficiali dell’esercito Alleato dediti proprio al salvataggio delle opere d’arte, guidati da Frederick Hartt, che ha lasciato viva testimonianza del suo lavoro ne “L’Arte fiorentina sotto tiro“, un racconto appassionato della sua esperienza. Ma Hartt nel suo libro si occupa del patrimonio storico-artistico e dei monumenti. Per sapere cosa successe durante la Guerra e subito dopo al Patrimonio archeologico della Toscana e al Museo Archeologico Nazionale di Firenze abbiamo dovuto interpellare l’Archivio storico della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Ecco cosa abbiamo scoperto.

In una lettera del 4 ottobre 1944 indirizzata al Ministero della Pubblica Istruzione – Direzione Generale Antichità e Belle Arti, il Soprintendente Antonio Minto fa il punto della situazione. Anche la Soprintendenza alle Antichità d’Etruria, all’arrivo a Firenze degli Alleati, si era messa in contatto con il Monuments Man Hartt, fornendogli un elenco di tutte le raccolte pubbliche e private, dei monumenti e delle zone archeologiche più importanti per aver notizia di eventuali danni e distruzioni nei territori della Toscana e dell’Umbria.

firenze 1944

La richiesta di collaborazione firmata da Hartt e la relazione con l’elenco dei danni al patrimonio archeologico toscano – Archivio Storico SBAT

Già il 4 settembre giungeva un elenco dei danni ai monumenti etruschi in toscana. In generale i danni al Patrimonio Archeologico e alle collezioni non furono gravi: le collezioni museali, in particolare, si erano salvate perché ricoverate in depositi e località sicure durante la guerra. Apprendiamo dalla relazione che le mura etrusco-romane di Saturnia furono pesantemente danneggiate dalle bombe mentre la porta all’Arco delle mura etrusche di Volterra, che i Tedeschi volevano minare e far saltare, fu risparmiata all’ultimo momento grazie all’intervento delle autorità locali. Il museo di Chiusi subì danni rilevanti nel corso di un tremendo bombardamento della città, così come il museo di Arezzo, la cui collezione paleontologica fu in parte distrutta dal crollo del Campanile della chiesa di San Bernardo e il cui anfiteatro subì danni. La collezione archeologica invece, ricoverata in parte a Firenze, rimase intatta. A Firenze, il Palazzo della Crocetta, sede del Museo Archeologico, ebbe pochi danni durante la Battaglia di Firenze, anche se subì l’assalto dei Patrioti nei giorni 12-14 agosto perché credevano vi fossero dei franchi tiratori fascisti all’interno, come racconta, in un urgente rapporto del 16 agosto, l’allora soprintendente Antonio Minto. Le collezioni rimasero intatte: erano infatti stati murati nei sotterranei i materiali archeologici e la collezione numismatica e glittica medicea e granducale, mente i Grandi Bronzi, Chimera, Minerva, Arringatore e Idolino di Pesaro, erano stati ricoverati nella villa Medicea di Poggio a Caiano che fu quasi del tutto risparmiata dalle depredazioni tedesche.

archivio storico sbat

Telegramma dal Ministero dell’Istruzione Nazionale alla Soprintendenza alle Antichità: “Prego inviare massima urgenza materiale grafico et fotografico disponibile/monumenti et opere arte danneggiate” – Archivio Storico SBAT

La lettera del 4 ottobre redatta dal Soprintendente Minto rispondeva ad uno dei tanti solleciti inviati dal Ministero della Pubblica Istruzione fin dal suo insediarsi, per rendersi conto dell’effettiva entità dei danni occorsi al Patrimonio culturale e ai fondi da stanziare per i restauri. Ma, per altri versi, la salvaguardia del patrimonio interessava anche al precedente Ministero dell’Educazione Nazionale, che in data 3 maggio 1944 aveva predisposto un ufficio stampa che assicurasse la più intensa ed efficace divulgazione sui quotidiani dei danni arrecati dalla “barbarie nemica” (cioè dagli Alleati) sui monumenti e nel luglio 1944 predispone la catalogazione dei danni di guerra con un duplice schedario topografico, per i monumenti e per i reperti mobili. Quale che fosse la parte politica al potere e il nemico da combattere (da quando il 23 luglio 1943 Mussolini fu destituito), i funzionari del Ministero ebbero sempre a cuore la protezione e la salvaguardia del Patrimonio. Più volte i Monuments Men ebbero modo di constatare quest’attitudine che più che un lavoro era stata vissuta come un impegno sociale, una vera vocazione.

Lettera di congratulazioni di Ranuccio Bianchi Bandinelli ai funzionari delle Soprintendenze

Lettera di congratulazioni di Ranuccio Bianchi Bandinelli ai funzionari delle Soprintendenze, 1946 – Archivio Storico SBAT

L’interesse per la salvaguardia del Patrimonio Archeologico e storico-artistico all’indomani della Guerra è una priorità per il Ministero della Pubblica Istruzione che ordina una ricognizione volta a verificare le opere d’arte mancanti in seguito alle distruzioni e alle trafugazioni. Negli anni immediatamente successivi alla Guerra molti cantieri di restauro sono avviati e portati a termine. In una circolare del 19 dicembre 1946 il Direttore Generale alle Antichità e Belle Arti Ranuccio Bianchi Bandinelli fa i complimenti ai Soprintendenti per il lavoro svolto di restauro dei materiali e di riassetto dei musei e li sprona ad andare avanti. I complimenti arrivano anche dall’Estero, dove viene riconosciuto l’impegno dell’Italia nel restauro e nel recupero del Patrimonio archeologico e storico-artistico. Nel 1946 al Metropolitan Museum di New York si tiene una mostra dedicata proprio ai danni al Patrimonio in Italia per via della Guerra; un’altra mostra, a Firenze, nel 1947, è dedicata a monumenti e opere d’arte danneggiate alla guerra e ai restauri, con lo scopo “di dare la più ampia dimostrazione del lavoro italiano in questo campo“.

In questo clima di ottimismo per il recupero delle opere d’arte, anche grazie alla restituzione dei capolavori trafugati dai nazisti, si inseriscono, quali voci fuori dal coro, alcuni studiosi tedeschi che vorrebbero negare invece tali restituzioni: ad essi risponde nel marzo 1950 una lettera di protesta da parte dell’Accademia dei Lincei, che viene sottoscritta anche dai funzionari della Soprintendenza alle Antichità d’Etruria. La restituzione delle opere d’arte rubate è un problema fortemente sentito nell’immediato Dopoguerra. A Firenze nel 1949 è attivo un Comitato per le Opere d’Arte rubate del quale fa parte, per conto della Soprintendenza archeologica fiorentina, Guglielmo Maetzche.

Negli anni successivi alla Guerra, dunque, la situazione torna lentamente alla normalità. Il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo riapre nel 1951, mentre quello di Firenze, che era nel bel mezzo di un epocale riallestimento quando lo sorprese la guerra, riapre finalmente nel 1950. Ma questa storia ve la raccontiamo la prossima volta…

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2 thoughts on “Firenze e il patrimonio archeologico toscano alla fine della II Guerra Mondiale

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