Cosa, area archeologica: Oleum Cosanum

Nelle giornate del 31 ottobre e del 1 Novembre 2015 200 persone hanno visitato il Museo Nazionale e l’Area Archeologica di Cosa in occasione dell’iniziativa Oleum Cosanum, dedicata ad illustrare gli aspetti legati all’alimentazione antica con specifico riferimento all’olio di oliva e al sito di Cosa, cui è seguita una degustazione dell’olio nuovo prodotto dalla spremitura delle olive raccolte all’interno della città romana. LOCANDINA - Copia - Copia

L’iniziativa è nata dalla sinergia instauratasi tra comune di Orbetello, Giorgio Sanfelice di Monteforte, il ristorante Vinicio di Ansedonia e Filippo Muneghina che ha contribuito alla raccolta delle olive del sito.

Oleum Cosanum è inserita all’interno della manifestazione GUSTATUS, il senso del Gusto, manifestazione enogastronomica dedicata al cibo di qualità ideata dal Comune di Orbetello, in occasione della quale il Comune ha messo anche a disposizione uno spazio riservato ad illustrare i Musei di Maremma e il patrimonio culturale e archeologico del territorio e, nello specifico, il Museo Civico della Polveriera Guzman di Orbetello e quello Nazionale di Cosa.

Olivi e asfodeli: il paesaggio cosano

Olivi e asfodeli: il paesaggio cosano

L’area archeologica di Cosa si trova oggi per lo più immersa in una rigogliosa macchia mediterranea e in un oliveto secolare che aggiungono alla rilevanza storica della città e dei suoi monumenti un notevole valore paesaggistico e ambientale.

L’oliveto secolare, già noto nella descrizione del naturalista pientino Giorgio Santi di fine Settecento, è stato al centro di una iniziativa che ha inteso proporre all’attenzione del più vasto pubblico l’olio nuovo prodotto in loco nell’ottica di valorizzare gli aspetti naturalistici dell’area e di proporre un’idea grafica, realizzata grazie alla collaborazione dello Studio S4lighting di Grosseto (grafico Carlo Contini), legata ad una eventuale creazione di un marchio igp o dop ispirato alla città di Cosa e ai suoi mosaici.

Recenti metodi di indagine che integrano conoscenze botaniche, analisi di biologia molecolare e archeologia, hanno tentato di individuare negli olivi plurisecolari cresciuti nei pressi di siti archeologici i relitti di antiche coltivazioni.

Tavola imbandita a Cosa

Tavola imbandita a Cosa

Cosa si presta ad essere campo privilegiato di studi anche da questo punto di vista e la presenza di un museo e di un’area archeologica aperta al pubblico consentono di prospettare che l’oliveto storico possa costituire un ulteriore elemento di valorizzazione e di indagine, con specifico riferimento anche ai reperti rinvenuti legati alla olivicoltura e all’olio e alla possibile realizzazione di una produzione olearia a disposizione del pubblico in occasione della visita.

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