Giacomo Caputo: un protagonista dell’archeologia in Toscana nel Dopoguerra

Giacomo Caputo

Giacomo Caputo

L’archeologo Giacomo Caputo è stato a capo della Soprintendenza Archeologica della Toscana negli anni 1951-1966. La sua attività come Soprintendente in Toscana è stata oggetto di una comunicazione da parte di Pamela Gambogi (Soprintendenza Archeologia Toscana) in occasione del Convegno “Giacomo Caputo, un pioniere dell’archeologia del Novecento“, svoltosi a Palma di Montichiaro (AG), paese natale di quest’archeologo che con il suo lavoro ha davvero dato grande impulso alla ricerca archeologica non solo in Italia, ma in tutto il Mediterraneo.

Giacomo Caputo è noto in ambiente archeologico innanzitutto per la scoperta, quando nei primi anni della sua attività lavorava presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene, del villaggio dell’Età del Bronzo di Poliochni, sull’isola di Lemno. Ma il suo interesse maggiore fu per l’Africa Settentrionale, nella quale diresse dal 1935 gli scavi in Cirenaica e a seguire in tutta la Libia. Qui egli scavò e fece restaurare i siti di Tolemaide, Leptis Magna, Tripoli, Sabratha, Cirene.

Cogliamo allora l’occasione per raccontarvi la sua attività in Toscana, e per farlo riportiamo le parole del quotidiano La Nazione del 3 ottobre 1966, quando Caputo andò in pensione, che descrive benissimo la sua carriera e le sue scoperte:

“[La sua attività in Toscana] fu multiforme e costantemente ispirata ad un’impareggiabile larghezza di idee e modernità di criteri scientifici. Nei restauri dei monumenti, da lui particolarmente curati, Caputo impose sempre la massima fedeltà al documento. Ecco come, nelle mura di Saturnia e nelle grandi tombe di Vetulonia, si rimettono a posto i grossi blocchi evitando contrafforti e sostegni posticci; le antiche are di Fiesole vengono liberate dalle sovrastrutture, sistemato il teatro, restaurati i templi sovrapposti e la gradinata, eseguito per la prima volta un grande rilievo complessivo della zona archeologica.

L'area archeologica di Fiesole

L’area archeologica di Fiesole

Si deve inoltre a Giacomo Caputo la ripresa degli scavi di Roselle e di quelli all’interno di Vetulonia. La definizione di un programma preciso, volto piuttosto a risolvere alcuni grandi problemi che ad accumulare oggetti, è fondamentalmente il metodo che gli permise di chiarire la presenza degli etruschi sulla destra dell’Arno e i loro rapporti con i valichi appennini, di scoprire la grande tomba a Tholos di Quinto Fiorentino, l’identificazione di tutta una serie di tholoi e di tombe in corso di scavo e la delimitazione dei relativi abitati. Per quanto riguarda i musei è noto come il professor Caputo abbia rinnovato quello di Siena, sistemato quelli di Arezzo e di Fiesole, organizzato l’Antiquarium di Asciano, reso statale quello di Chiusi. In questi ultimi tempi il lavoro di Caputo e la sua équipe ha concentrato i suoi sforzi sull’ “Archeologico” di Firenze: rinnovamento graduale delle sale, sistemazione della loggia con le sculture di Luni, liberazione di altre sale del palazzo di Via Capponi, trasformazione del terzo piano che accoglie ora una grande biblioteca specializzata e la biblioteca dell’Istituto di Studi Etruschi. Né si può dimenticare l’opera svolta da Caputo per la protezione dei monumenti nonché le mostre da lui ideate a scopo divulgativo (…). Quanto agli studi etruschi, l’opera di Caputo è completata da quella che egli svolge come segretario generale dell’Istituto di Studi Etruschi e come presidente della Fondazione Faina di Orvieto e, sul piano dell’archeologia nazionale, resta importante il suo contributo sia come membro corrispondente dell’Accademia dei Lincei, sia come membro del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti; elezione, quest’ultima, che gli permette e gli permetterà di non lasciare il raggio dell’archeologia etrusca di Firenze e della Toscana.”

Per quanto riguarda l’Archeologico di Firenze, Caputo fin da subito si adoperò per una migliore immagine del museo: pertanto chiese al Comando dei Vigili che fosse resa pedonale l’area antistante l’ingresso del museo, onde evitare che le auto vi parcheggiassero davanti, e volle curare il Giardino, chiedendo fondi al ministero, facendo leva sul fatto che per la gente era un bel luogo di ristoro oltre che prezioso per i materiali archeologici in esso conservati, le tombe etrusche e le sculture romane. Il suo impegno per l’abbellimento gli procurò anche un’ammirato ringraziamento da parte del sindaco del tempo, Piero Bargellini:

Biglietto di ringraziamento del sindaco Piero Bargellini al Soprintendente Caputo per il bell'aspetto del Giardino del museo

Biglietto di ringraziamento del sindaco Piero Bargellini al Soprintendente Caputo per il bell’aspetto del Giardino del museo

Organizzò due mostre a Firenze dedicate agli Etruschi con l’intento di avvicinare il grande pubblico all’archeologia e al Museo Archeologico. Usando le parole stesse di Caputo, dice che tali mostre servono per soddisfare “un’educazione che si va facendo più evidente nel pubblico il quale, per buona fortuna, allarga, con crescente preparazione, il campo dei suoi interessi mentali“. I due eventi ebbero un forte impatto sulla comunità fiorentina, come risaltano i giornali dell’epoca: merito di un’impostazione che metteva al centro il visitatore, con un intento didattico che comunque non inficiava l’impatto emotivo; l’allestimento della mostra dedicata alle urne volterrane, per esempio, imitava l’atmosfera di una monumentale tomba etrusca gentilizia, ricca di urne. Per i visitatori del Museo Archeologico, invece, Caputo fece realizzare delle piccole guide gratuite dedicate ad alcuni settori del museo.

Per quanto riguarda invece la scoperta delle tombe della Mula e della Montagnola a Quinto Fiorentino, è egli stesso a scrivere la voce relativa sull’Enciclopedia dell’Arte Antica, reperibile anche online.

Tomba di Quinto Fiorentino scavata da Giacomo Caputo

Tomba di Quinto Fiorentino scavata da Giacomo Caputo

Giacomo Caputo va in pensione il 1° ottobre del 1966 al compimento dei 65 anni di età. Lascia un Museo Archeologico di Firenze rinnovato, finalmente dopo tutta la lunga fase di lavori del dopoguerra. Il museo aveva riaperto i battenti nel 1950, un anno prima che Caputo diventasse Soprintendente alle Antichità d’Etruria. Ma appena un mese dopo quest’articolo che abbiamo riportato, tutto il gran lavoro condotto nel Giardino e al piano terra del Museo viene spazzato via dall’Alluvione di Firenze. Toccherà al suo successore, Guglielmo Maetzke, sobbarcarsi la responsabilità dei lunghi lavori di recupero dei materiali e delle strutture del Museo.

4/11/1966: l'alluvione di Firenze: i danni al Museo e alla Soprintendenza

4/11/1966: l’alluvione di Firenze: i danni al Museo e alla Soprintendenza

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