24 giugno 1959: viene in luce la Tomba della Montagnola di Quinto Fiorentino

“L’entusiasmo degli scopritori di tesori archeologici, che si ripete ad ogni rinvenimento, deve aver pervaso il dottor Giuseppe Toderi quando iermattina, inoltrandosi in un cunicolo appena scavato e nel quale il suo corpo s’infilava a malapena, ha visto aprirsi davanti alla luce della sua torcia elettrica una tomba etrusca delle più grandi mai che si siano mai trovate in Toscana e tale da aver certamente ricoperto le spoglie di un importante personaggio.”

Queste le parole dell’entusiasta giornalista Sergio Frosali del quotidiano La Nazione quando, il 25 giugno, racconta ai lettori del suo giornale della grandissima scoperta archeologica avvenuta il giorno prima, il 24 giugno, giorno di San Giovanni, patrono di Firenze, giorno di festa.

Il dromos di accesso alla tomba della Montagnola, 1959

Il dromos di accesso alla tomba della Montagnola, 1959

Siamo a Quinto Fiorentino, nella tenuta della villa Manfredi. Nel bel mezzo del terreno si trova una collinetta, troppo regolare, e poi cinta da un muricciolo, per poter essere naturale. In effetti che si potesse trattare di una tomba a tumulo etrusca l’aveva già ipotizzato il Soprintendente Antonio Minto negli anni ’20 del Novecento, e ancor prima lo aveva intuito Luigi Adriano Milani, il primo direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Il Minto nel 1927 aveva chiesto e ottenuto dalla famiglia Manfredi l’autorizzazione a condurre scavi presso la Montagnola, come già era chiamata. Ma poi non se n’era fatto più nulla e per anni la collinetta aveva continuato a restare lì, tranquilla.

Il Soprintendente Caputo chiede segnaletica che indichi la tomba ai turisti

Il Soprintendente Caputo chiede segnaletica che indichi la tomba ai turisti

Passano i decenni, passa la Guerra, al Minto segue alla guida della Soprintendenza alle Antichità d’Etruria Giacomo Caputo. È durante il suo incarico che avviene la scoperta. Per opera, però, non di archeologi, ma di dilettanti, guidati da Giuseppe Toderi, uno speleologo che era riuscito ad avere l’autorizzazione agli scavi e che si ritrovava nei giorni di festa insieme ad un gruppetto di altri appassionati per scavare sul sito della Montagnola alla ricerca della tomba etrusca. Il 24 giugno era giorno di festa per i Fiorentini. Lo fu ancora di più per il Toderi.

La notizia della scoperta ebbe una grande risonanza sui giornali locali: alle varie testate che il giorno seguente scrissero del rinvenimento interessavano in particolare due cose: innanzitutto che ci fosse un tumulo principesco in un’area nella quale non erano noti insediamenti o città etrusche; in secondo luogo che i metri cubi di terra che ostruivano le camere funerarie potessero essere ricchi di preziosi oggetti di corredo, visto che qualche frammento di oro e bronzo lavorato era venuto in luce. E poi, cosa che piace tanto ai giornalisti, è che a fare la scoperta fossero stati dei dilettanti, non degli archeologi professionisti. L’immagine romantica dell’archeologo dilettante dipinta da questi quotidiani indossava pantaloni di fustagno, e il paragone con Schliemann, l’illustre dilettante che scoprì la città di Troia saltava subito all’occhio.

Il dromos si accesso alla tomba della Montagnola. Credits: www.muladoro.it

Il dromos si accesso alla tomba della Montagnola. Credits: www.muladoro.it

Dopo la scoperta, davvero eccezionale, di una tomba a tumulo poco distante da un’altra tomba a tumulo, La Mula, conosciuta fin dal Rinascimento, la Soprintendenza intervenne. Caputo fece organizzare ricerche sistematiche, quindi restauri, e volle che si predisponesse un minimo di segnaletica per attirare visitatori e turisti. Caputo si rese subito conto dell’eccezionalità del tumulo della Montagnola. Si trattava di una tomba di grandi dimensioni: costituita da un dromos, corridoio esterno scoperto cui segue uno interno nel quale si apre una cella su ognuno dei lati e che immette in un vestibolo e poi, finalmente nella camera sepolcrale coperta da una falsa cupola di lastre di pietra aggettanti con un pilastro centrale. La tholos, così viene chiamata la copertura a falsa cupola, era il cuore della tomba.

Il pilastro centrale sorregge la falsa cupola della tholos. Credits: wikipedia.org

Il pilastro al centro della falsa cupola della tholos. Credits: wikipedia.org

Ma non fu solo l’eccezionalità dell’architettura a colpire gli archeologi, quanto gli elementi di corredo rinvenuti, che risalgono all’età Orientalizzante, fine VII-inizi VI secolo a.C.: si tratta di statuette in avorio, placchette d’osso, vasetti in alabastro, vasi in bucchero e una fibula d’oro. Prima della scoperta della tomba della Montagnola non si conoscevano tracce dell’età Orientalizzante nell’area di Firenze: in questo modo invece si capì che l’Arno doveva essere un canale di collegamento importante tra la costa, dove invece i Signori Etruschi avevano contatti commerciali con il resto del Mediterraneo, e l’Etruria Settentrionale interna.

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One thought on “24 giugno 1959: viene in luce la Tomba della Montagnola di Quinto Fiorentino

  1. purtroppo la Montagnola è chiusa alle visite dal mese di Maggio 2016 per la messa in sicurezza dei vetri che proteggono i graffiti all’interno della tomba; come proloco di Sesto Fiorentino (e credo anche come amministrazione comunale) auspico una riapertura al più presto: si tratta dell’unica tomba a tholos con celle laterali, ed anche la meglio conservata di tutte le tholoi; con la vicina tholos della Mula ed altre tombe vicine, scavate e da scavare potrebbe costituire un complesso unico in Etruria

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