Arezzo, Museo Archeologico: prova il museo!

In occasione della “Giornata Internazionale per i Diritti dei Portatori di Disabilità”, svoltasi come di consueto il 3 dicembre, il Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate ha accolto i ragazzi di due associazioni del settore che operano nel territorio, “Il Velocipede” e “Cam”, i quali hanno potuto partecipare ad un laboratorio di ceramica curato della Sezione Didattica della Fraternita dei Laici di Arezzo e ad una visita del Museo.

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Questa si è concentrata su alcuni dei più importanti reperti qui ospitati: l’anfora da Casalta, raffigurante il mito di Pelope e Ippodamia alle origini delle Olimpiadi; l’allestimento del triclinio, che illustra come si svolgeva il banchetto in età romana; il Canopo da Sarteano, un interessante contenitore cinerario che rappresenta le fattezze del defunto, e infine la “star” del Museo, il cratere a volute dipinto dal ceramografo attico Euphronios, con la raffigurazione di Eracle in lotta contro le temibili Amazzoni. Il laboratorio di ceramica si è incentrato sulle modalità di lavorazione e modellazione dell’argilla secondo le tecniche usate nell’antichità.

Difficile raccontare l’allegria e l’interesse dimostrato durante la serata: lasciamo dunque alle immagini questo compito.

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I partecipanti hanno infine compilato un questionario, elaborato in collaborazione con i responsabili delle associazioni, attraverso il quale hanno potuto esprimere un giudizio sul museo e suggerire i cambiamenti da loro ritenuti necessari, con particolare riferimento all’allestimento, alla facilità di comprensione delle indicazioni e degli apparati didattici, alla competenza del personale, alla fruibilità dei vari servizi offerti. Volevamo infatti coinvolgere in prima persona i portatori di disabilità perché fossero loro i veri protagonisti di questa giornata e perché, attraverso le loro osservazioni, potessimo trarre spunti di miglioramento, nell’impegno di non lasciare esaurire in sé questa bella giornata, ma  di trasformarla nell’inizio di un percorso che porti questo museo ad essere davvero per tutti, tutti i giorni dell’anno.

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Arezzo, Museo Archeologico: seconda Giornata delle Famiglie al Museo. Ecco come è andata!!

Giunta alla sua seconda edizione, la Giornata delle Famiglie al Museo si conferma al Museo Archeologico di Arezzo un grande successo di pubblico: 220 visitatori,  genitori e bambini che hanno riempito le sale museali alla scoperta dei nostri tesori archeologici.

Durante tutto l’orario di apertura del Museo (8.30-19.30) grandi e piccini si sono improvvisati esploratori per ottenere – al termine di un percorso irto di enigmi- una pergamena con l’attestato di “Prode Seguace dell’Ordine Supremo degli Esploratori di Labirinti”, conferito nientemeno che dal Minotauro in persona…. che l’ha anche convalidata con il suo timbro rosso sangue!

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Per l’occasione un filo rosso, il filo di Arianna, si snodava lungo tutto il percorso museale, avvolgendosi e arrotolandosi attorno ad alcuni reperti del Museo i quali, magicamente, ponevano ai piccoli esploratori alcuni enigmi, non prima di avergli fornito tutte le informazioni necessarie per rispondere correttamente!

Le risposte agli enigmi fornivano una frase speciale che, comunicata ai “Guardiani del Labirinto”, permetteva di attraversare più livelli e infine accedere al cospetto del Minotauro.

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Nel pomeriggio, grazie al laboratorio organizzato dalla Sezione Didattica della Fraternita dei Laici di Arezzo, i bambini sono potuti entrare nell’”Antro del Vasaio” che gli ha insegnato ad utilizzare argilla e colori per rappresentare i momenti e i protagonisti del mito di Arianna e del Minotauro.

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Alto il gradimento registrato, sia per l’attenzione verso la famiglia che per la qualità dei servizi offerti. Bambini e genitori hanno partecipato attivamente al laboratorio didattico e al percorso proposto, pensati proprio per essere vissuti insieme. Se lo scopo della giornata F@mu è quello di trasformare il Museo in uno spazio di incontro tra grandi e piccoli, in una giornata in cui tutta la famiglia si ritrovi insieme al museo per godere dell’arte e dei suoi capolavori, per scoprire il territorio in cui vive e le sue tradizioni, per imparare divertendosi, per crescere confrontandosi con gli altri, allora anche quest’anno possiamo dire che al Museo Archeologico di Arezzo questo traguardo è stato pienamente raggiunto!

Arezzo, Museo Archeologico Nazionale: torna la Giornata F@mu!

Il 12 ottobre anche il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo partecipa alla manifestazione F@mu-Famiglie al Museo, che quest’anno ha come tema Il filo di Arianna.

La storia di Teseo e Arianna a fumetti! ( a cura di IIaria Benetti)

La storia di Teseo e Arianna a fumetti!
(a cura di IIaria Benetti)

Durante tutto l’orario di apertura del museo (che sarà accessibile gratuitamente dalle 8.30 alle 19.30 a tutti i bambini e ai loro accompagnatori), i bambini – con l’aiuto dei familiari – potranno giocare al LABIRINTO: seguendo un filo rosso che si snoderà attraverso le sale del museo, e risolvendo gli enigmi posti lungo il percorso in corrispondenza dei reperti più significativi, otterranno delle frasi magiche che saranno via via verificate dai “Guardiani del Labirinto” e che li condurranno alla conquista di una pergamena firmata dal Minotauro in persona! Potranno infine fare un disegno o elaborare un testo per partecipare al concorso F@mu2014 .

Alle 16.30 poi sarà possibile partecipare, sempre gratuitamente, al laboratorio “UN VASAIO, ARIANNA E IL LABIRINTO”, a cura della sezione didattica della Fraternita dei Laici: come in un vero labirinto, dentro al museo si troverà l’antro del vasaio; una volta entrati, i bambini potranno imparare la storia di Arianna e del Minotauro e – sotto la guida del Maestro Vasaio – rappresentare i momenti e i protagonisti di questo famosissimo mito utilizzando l’argilla.

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locandina

INFO laboratorio: 3665605643 (prenotazione consigliata)

INFO museo: 0575 20882

Arezzo, Museo Archeologico Nazionale: Il cibo di strada nell’antichità

In occasione della manifestazione Streetfood Village 2014 e delle Giornate Europee del Patrimonio, in collaborazione con la Sezione Didattica della Fraternita dei Laici, nel complesso del Museo Archeologico di Arezzo saranno visibili alcune ricostruzioni relative ai luoghi del consumo e del commercio di cibo nell’antichità: un thermopolium, bottega per la preparazione e la vendita degli alimenti lungo le strade e un plaustrum, carro agricolo usato per trasportare i prodotti dei campi, negli spazi dell’anfiteatro romano; un triclinium, ambiente dedicato al rito del pasto e alla convivialità nella domus romana, all’interno del Museo.

La ricostruzione del plaustrum nell'anfitetaro romano di Arezzo

La ricostruzione del plaustrum nell’Anfiteatro romano di Arezzo

Il PLAUSTRUM

Il plostrum (arcaico) o plaustrum era un veicolo per trasporto di merci e derrate, in particolare agricole.
Come si vede nel rilievo di un coperchio di sarcofago di età imperiale, era un carro a due ruote, per lo più piene particolarmente nel periodo più antico, ma anche a sei raggi, trainato da buoi, muli o asini aggiogati.
Noto fin dal periodo etrusco, è citato spesso dalle fonti latine.

Coperchio di sarcofago di Aurelia Cassia Firmina con rappresentazione di plaustro con ruote a sei raggi (Musei Vaticani)

Coperchio di sarcofago di Aurelia Cassia Firmina con rappresentazione di plaustro con ruote a sei raggi (Musei Vaticani)

Vitruvio ne decanta i meriti perché tali strumenti avevano consentito il trasporto e la diffusione in particolare di olio e vino dalle campagne: VITRUVIO, De Arch. X, 1, 5: “…neque olei nitorem, neque vitium fructum habere potuissemus ad iucunditatem, portationesque eorum non essent nisi plostrarum….inventae essent machinationes”

I plaustri erano veicoli massicci e pesanti a causa della struttura in legno di quercia, dei cerchioni in ferro e delle ruote piene; l’asse, girando insieme alle ruote produceva un notevole stridore: Giovenale si lamenta del fracasso dei carri nelle strade di Roma, di notte, quando questi potevano entrare in città portando i prodotti della campagna. Per ovviare a tale problema spesso l’asse che raccordava le ruote veniva fasciato con strame.

Modellino votivo di plaustrum di bronzo da Bagnoregio (Bolsena), Museo Archeologico di Viterbo.

Esistono diverse rappresentazioni antiche del plaustro: il più fedele è un modellino votivo in bronzo di età etrusca proveniente da Bagnoregio (VT). La serie monetale fusa di età etrusca prodotta da officine dell’Etruria settentrionale interna (forse della Valdichiana), riproduce fedelmente la cosiddetta ruota arcaica riscontrabile nel modellino di Bagnoregio.

Il THERMOPOLIUM

Caratteristici e assai diffusi, i thermopolia erano dei luoghi di ristoro, dove si servivano bevande e cibi caldi e freddi pronti per essere consumati: infatti era usuale pranzare (prandium=pasto di mezzogiorno) fuori casa.
La parola thermopolium (dal greco thermos = caldo e poleo = vendo, ovvero spaccio di cose calde) è un termine usato per la prima volta da Plauto nella commedia Curculio in cui il commediografo si burla dei suoi contemporanei che coniano parole grecizzanti per apparire più sofisticati ma tra i Romani era più comune chiamare tali botteghe popina.

PLAUTO, Curcul, vv. 288-295: “tum isti Graeci palliati, capite operto qui ambulant,
qui incedunt suffarcinati cum libris, cum sportulis,
constant, conferunt sermones inter se drapetae
obstant, obsistunt, incedunt cum suis sententiis,
quos semper videas bibentes esse in thermipolio,
ubi quid subripuere: operto capitulo calidum bibunt,
tristes atque ebrioli incedunt: eos ego si offendero,
ex unoquoque eorum exciam crepitum polentarium

La struttura tipica è semplice: un locale aperto sulla strada, con bancone in muratura, lineare o a L, in cui sono incassati i dolia (giare) che solitamente contenevano vino, olive e altre salse. Una bevanda molto diffusa era il piperatum, una miscela di pepe, erbe aromatiche, vino e acqua calda.

Thermopolium. Di Asellina a Pompei

Thermopolium di Asellina a Pompei

Scritte che reclamizzavano l’attività potevano essere esposte all’esterno della bottega e all’interno del locale si potevano trovare tabelle di bronzo o teli di stoffa sui quali erano elencati i cibi serviti, così come ricorda Giovenale: GIOVENALE. VIII, 167-168: Lateranus ad illos thermarum calices inscriptaque lintea
Chi aveva fretta poteva essere servito senza entrare nel locale e, in piedi, bere un bicchiere di vino fresco o caldo, mangiare legumi, verdure, uova, olive, cipolle, salsicce, formaggi, frutta secca o di stagione, focacce e dolci; gli avventori che volevano consumare i cibi con maggiore calma potevano recarsi in un ambiente retrostante, presente all’interno dei thermopolia più grandi, allestito con panche di legno e qualche tavolo.

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Ricostruzione di un triclinio romano all’interno del Museo aretino.

All’interno del Museo verrà inoltre allestita la ricostruzione di un triclinium, ambiente dedicato al rito del pasto e alla convivialità nella domus romana.

Orari di apertura e delle attività

Sabato 20 settembre, ore 8.30 – 24.00
• visite guidate con percorsi teatralizzati in anfiteatro e Museo, ore 14.30 e 17.30;
• visita guidata al Museo, ore 21.30

N.B. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, sabato 20 settembre il Museo sarà accessibile al prezzo simbolico di 1 euro.

Domenica 21 settembre: ore 8.30 – 19.30
• visita guidata con percorso teatralizzato in anfiteatro e Museo, ore 14.30.

N.B. In entrambe le giornate, oltre gli appuntamenti su riportati, l’anfiteatro, con il thermopolium e il plaustrum, sarà accessibile gratuitamente su richiesta.

Il triclinio sarà visibile all’interno del Museo sino a data da destinarsi.

Per INFO: Museo 0575 20882
Per visite guidate: 328 1198704

1/9/1951: il Museo Archeologico di Arezzo riapre dopo la guerra

Sabato 1 settembre 1951 veniva celebrata la riapertura, dopo i danneggiamenti subiti durante il secondo conflitto mondiale, del Museo Archeologico aretino: alla cerimonia di inaugurazione del “ricostituito Museo etrusco-romano dell’Anfiteatro” erano presenti il Sottosegretario alla Pubblica Istruzione Carlo Vischia, il Ministro per l’Industria e il Commercio Pietro Campilli – in città in occasione della 5a edizione delle “Fiere Aretine” – e tra le autorità locali lo storico dell’arte Mario Salmi, all’epoca Presidente dell’Accademia Petrarca, e il Soprintendente Guglielmo Maetzke.

Mattino dell’Italia centrale. Cronaca di Arezzo. 1 settembre 1951.

Mattino dell’Italia centrale. Cronaca di Arezzo. 1 settembre 1951.

Il recupero dell’ex-monastero di San Bernardo, sede del Museo Archeologico dal 1936, aveva richiesto molti anni: nel dopoguerra, in seguito all’abbattimento dell’ala occidentale andata distrutta nel 1944, la porzione ancora agibile dell’edificio era stata destinata dal Comune parte a ricovero degli sfollati, parte ad uso scolastico. Ottenuta nel 1949 la restituzione dell’edificio, la Soprintendenza alle Antichità d’Etruria aveva così potuto procedere al restauro dell’intero complesso. I lavori, iniziati nel 1950, erano stati condotti con grande celerità; contestualmente erano state restaurate anche le strutture dell’anfiteatro romano.

Il Museo dopo i restauri (Maetzke 1952). La parte occidentale dell’edificio (nella foto a sinistra) sarà ricostruita solo successivamente a cura del Genio Civile.

Il Museo dopo i restauri (Maetzke 1952). La parte occidentale dell’edificio (nella foto a sinistra) sarà ricostruita solo successivamente a cura del Genio Civile.

Il riordinamento del Museo, curato dallo stesso Maetzke, riprendeva in linea generale quello del Museo del 1936-37, seppur “con notevoli varianti nella disposizione delle collezioni e soprattutto con nuovi concetti nella sistemazione e presentazione dei materiali” (Maetzke 1952). Si intendeva innanzitutto perfezionare la distinzione – tutt’oggi caratteristica del Museo aretino – tra sezione topografica e sezione antiquaria: il materiale proveniente dal territorio aretino veniva così riunito al piano inferiore (dove contemporaneamente venivano messi in luce elementi strutturali dell’antico anfiteatro successivamente inglobati dal monastero olivetano); al secondo piano erano invece raccolte le collezioni storiche del Museo. Gli ammodernamenti più consistenti erano stati previsti nell’esposizione dei reperti preistorici ed in particolare delle ceramiche: le “vecchie oscure vetrine in legno” erano state sostituite con vetrine a muro e vetrine finestra, così da permettere una migliore visibilità dei pezzi.

La sala delle ceramiche nel riallestimento del 1951 (Maetzke 1952).

La sala delle ceramiche nel riallestimento del 1951 (Maetzke 1952).

 Rimaneva tuttavia ancora in sospeso l’allestimento di una sezione di grande rilievo, quella della sigillata aretina: le migliaia di frammenti conservati in Museo necessitavano di un lunga e complessa opera di ricomposizione e riordinamento, oltre che di uno studio scientifico sistematico. Questo lavoro, affidato dalla Soprintendenza allo studioso Arturo Stenico, era nel settembre 1951 ancora ai suoi inizi: la famosa ceramica aretina veniva così presentata al pubblico in via provvisoria, in attesa di predisporre due nuove sale ad essa appositamente destinate.

Lo stesso anfiteatro si presentava in una rinnovata veste: restaurati gli ambulacri, sgombrate le macerie, l’area archeologica mostrava un nuovo manto erboso e nuovi alberi a sostituzione di quelli andati distrutti nei bombardamenti. Il complesso dell’ex-monastero di San Bernardo e il Museo Archeologico tornavano a nuova vita.

Il Museo e l’anfiteatro romano in una cartolina degli anni Cinquanta.

Il Museo e l’anfiteatro romano in una cartolina degli anni Cinquanta.

Arezzo, Notti dell’Archeologia: all’Anfiteatro romano in scena “Caligola”

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Sabato 26 luglio, nell’ambito della manifestazione Notti dell’Archeologia 2014, va in scena ad Arezzo, nella suggestiva cornice dell’anfiteatro romano, lo spettacolo teatrale “Caligola”, tratto dai testi di Svetonio e Albert Camus, regia di Gennaro Duccilli della Compagnia Teatro della Luce e dell’Ombra (ingresso gratuito).

Gaio Giulio Cesare Germanico, meglio noto come Caligola (“piccola caliga”, così soprannominato per le calzature militari che indossò fin da bambino negli accampamenti al seguito del padre), divenne imperatore ad appena 25 anni, dopo l’uccisione del prozio Tiberio.

Ritratto di Caligola, NY Carlsberg Glyptotek

Ritratto di Caligola, NY Carlsberg Glyptotek

Unico superstite maschio della sua famiglia, sterminata da congiure e trame di potere, Caligola era il terzo figlio di Germanico, generale molto amato dall’esercito romano, e di Agrippina maggiore, nipote di Augusto. Regnò per soli tre anni, dieci mesi e otto giorni (37-41 d.C.): il ritratto che le fonti ci hanno lasciato, in particolare lo storico latino Svetonio (70-140 d.C.), è quello di un giovane monarca stravagante e crudele, malato di epilessia, preda di fobie e perversioni.

Fin qui ho parlato del principe, mi rimane ora di parlare del mostro” (Svetonio, Cal. XXII)

Ebbe quattro mogli, ma gli storici narrano anche di una relazione incestuosa con l’amata sorella minore Drusilla, morta prematuramente e da lui divinizzata con il nome di Panthea (“dea di di tutto”). Particolarmente difficili furono i suoi rapporti con il Senato, espressione dell’aristocrazia romana, al quale provocatoriamente Caligola propose di eleggere senatore il proprio cavallo. Amante dello sfarzo e del lusso, egli fece costruire due imponenti navi sul Lago di Nemi, sua proprietà nei Colli Albani: veri e propri palazzi galleggianti, ornate di preziosi arredi, le navi furono rinvenute sul fondo del lago tra il 1929 e il 1932, suscitando meraviglia per le dimensioni (73×24 e 71 x20 m) e l’alta ingegneria navale. Caligola fu assassinato il 24 gennaio del 41 d.C., a soli 29 anni in una congiura ordita dalle sue stesse guardie del corpo, i tribuni pretoriani Cherea e Sabino.

Per un uomo che ama il potere la concorrenza con gli dei è seccante. Io l’ho eliminata” (A. Camus)

La figura di questo imperatore “folle” ha fortemente affascinato nel tempo l’arte, la letteratura e lo spettacolo. Lo scrittore e drammaturgo francese Albert Camus (1913-1960) ne trasse una famosa opera teatrale (elaborata in tre diverse versioni): il Caligola di Camus è ossessionato dal potere, convinto di essere un “dio vivente”, impazzito per la perdita dell’amata Drusilla; un personaggio tragico delirante che anela all’impossibile.

Mi capiranno mai? No mi giudicano” (A. Camus)

Lo spettacolo “Caligola” di Gennaro Duccilli (regista e protagonista), rappresentato in Italia e Spagna, ha riscosso grande successo di pubblico e di critica nei Festival Internazionali di Italica (Siviglia) e Baelo Claudia (Cadice) e celebrato il centenario della nascita di Albert Camus a Castel Sant’Angelo a Roma. foto di scena

Siamo nel giugno del 38 d.C., sulle rive del lago di Nemi, favolosa residenza dell’imperatore: l’amatissima sorella-amante Drusilla è morta, Caligola, sconvolto, è fuggito da Roma…

“Inizia la messinscena dell’ossessivo ed estremo tentativo umano di raggiungere l’Impossibile”.

Locandina Caligola

Arezzo, Museo Archeologico Nazionale G. Cilnio Mecenate – Via Margaritone 10

Anfiteatro romano

Sabato 26 luglio ore 21,00

Durata: 2 ore

INGRESSO GRATUITO

Accessibile ai disabili

info: 0575 21421

Arezzo, Museo Archeologico Nazionale: AMICO MUSEO

Anche quest’anno dal 17 al 31 maggio al Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate di Arezzo torna la manifestazione Amico Museo, promossa dalla Regione Toscana, con una serie di appuntamenti rivolti ad un pubblico di esperti, appassionati, famiglie e bambini e con una attenzione particolare ai visitatori diversamente abili.

locandina amico museo

Il primo evento si è svolto Sabato 17 maggio, in occasione della Notte dei Musei: viaggi e mitici episodi del mondo dell’oltretomba sono stati rievocati nel corso di una performance teatrale con l’attore Riccardo Valeriani della compagnia “Noidellescarpediverse”, seguita da un percorso tematico in collaborazione con la Sezione Didattica della Fraternita dei Laici di Arezzo. 130 sono stati i visitatori che hanno partecipato alla serata.
Vi ricordate i “fantasmi al museo” di cui vi parlavamo qualche post fa? Finalmente verrà svelato il mistero! Sabato 24 maggio alle ore 16.00 (ingresso gratuito) infatti verrà inaugurato il nuovo ingresso del Museo, ora abbellito da un inedito allestimento che introdurrà il pubblico nell’antica Arretium fin dall’inizio della visita. Nella stessa occasione verrà presentato il video “Museo in 3d allestito nelle sale della Terra Sigillata, realizzato in collaborazione con il Rotary Club di Arezzo; infine, al secondo piano del Museo, verranno inaugurati i nuovi allestimenti delle sale che espongono le collezioni ceramiche, i vetri e le oreficerie antiche, con l’apertura al pubblico della “Loggetta degli Olivetani”, finora non accessibile, dalla quale sarà possibile osservare i resti del sottostante anfiteatro romano da un nuovo, inedito punto di vista.
Domenica 25 maggio i più piccoli potranno partecipare ad un laboratorio della Sezione Didattica della Fraternita dei Laici di Arezzo durante il quale impareranno a modellare, con l’aiuto del ceramista, una piccola lucerna (laboratorio per bambini dalle ore 16.00 alle ore 18.00, con prenotazione obbligatoria al tel. 366 5605643; ingresso gratuito dalle ore 16.00 alle ore 19.00).
Sabato 31 maggio inoltre un laboratorio, dedicato a bambini, famiglie e pubblico diversamente abile, sarà dedicato alla ricostruzione e riproduzione delle pitture che decoravano le tombe etrusche (laboratorio dalle ore 17.00 alle ore 18.30, con prenotazione obbligatoria al numero 366 5605643; ingresso gratuito dalle ore 17.00 alle ore 19.00).

Locandina ilaria